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Che cosa aveva scoperto Antonio?

Antonio Russo, trovato morto vicino a un passo di montagna caucasico, potrebbe avere scoperto troppo sulle atrocità in Cecenia. Abbandonato sul ciglio della strada, in un passo tra i campi alle prime luci dell’alba, il contorto, congelato cadavere aveva qualcosa di strano. Antonio Russo era stato ucciso, e i suoi assassini si erano assicurati di non lasciare segni sul suo corpo. Sull’altro lato del Passo Gombori, nella Repubblica della Georgia, gli amici lo stavano aspettando al villaggio di Mirzaani. Russo doveva unirsi alle celebrazioni per l’anniversario di Nico Pirosmani, un artista locale del diciannovesimo secolo. Non sapevano che un grande, pesante oggetto veniva schiacciato sul petto di Russo, finché la rottura di quattro costole e l’emorragia interna non causarono la sua morte. Non sapevano che il suo telefono satellitare, la telecamera digitale, il computer portatile e le videocassette erano sparite. Un giornalista italiano che aveva speso la vita scoprendo segreti ne stava lasciando dietro di sé un altro. Chi lo ha ucciso, e perché? Dalla strada 30 miglia a nord-est della capitale georgiana, Tblisi, c’è un filo di fatti e di sospetti che qualcuno afferma portino al Cremlino e alla aggressione russa alla Cecenia. Gli amici di Russo credono che lui sia stato assassinato dai servizi segreti russi dopo avere scoperto l’uso di armi non convenzionali contro i bambini.  16 ottobre 2000

“Le infamie hanno bisogno del buio, voi giornalisti potete portare la luce della verità“:  la madre di Antonio Russo, ucciso in Cecenia dopo aver denunciato, come Anna Politkovskaya, le atrocità di Mosca.

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Quella cassetta scomparsa

Roma, 21 ottobre 2000. Il mistero della morte di Antonio Russo si arricchisce di un nuovo particolare inquietante: la scomparsa di una videocassetta in cui si mostravano gli effetti sulla popolazione cecena dell’utilizzo da parte delle truppe russe di armi vietate dalle convenzioni internazionali. L’episodio e’ stato riferito nel corso di un incontro con i giornalisti nella sede del Partito Radicale dalla madre dell’inviato di Radio Radicale – che da alcuni mesi seguiva da vicino la guerra in Cecenia – trovato morto il 16 ottobre nei pressi del villaggio georgiano di Udzharma.

”Antonio mi aveva parlato della cassetta in una drammatica telefonata un paio di settimane prima di morire”, ricorda Beatrice Russo, 75 anni, originaria di Francavilla (Chieti) e titolare di una farmacia a Semproniano (Grosseto).’Mio figlio non era un tipo da perdere il controllo facilmente, aveva una lunga esperienza di guerra, ma in quella occasione era sconvolto, piangeva come un bambino”.La signora Beatrice racconta che Antonio le telefono’ due volte nella stessa giornata, ”un fatto eccezionale”, e che era sconvolto dalle immagini contenute nel video amatoriale consegnatogli ”forse da guerriglieri ceceni”. ”Parlava di bambini con orrende mutilazioni e ferite su tutto il corpo, cadaveri sfigurati. Antonio diceva che avrebbe denunciato l’operato dei russi alle Nazioni Unite”. Qualche giorno prima della sua morte, Antonio aveva telefonato alla madre per annunciarle il suo imminente rientro in Italia. ”Mi ha chiamato sabato, il giorno prima di morire, per dirmi che sarebbe rientrato a Roma il martedì successivo. era sereno, mi disse che aveva consegnato la cassetta ad una traduttrice. l’abbiamo cercata a lungo a Tblisi, anche con l’aiuto degli amici georgiani di Antonio, ma non siamo riusciti a rintracciarla”. Nella compostezza del dolore per la perdita del suo unico figlio, Beatrice russo non accusa apertamente nessuno per la morte del figlio ma si limita a dire ”che ognuno può trarre le conclusioni che vuole” sulla vicenda. ”aspettiamo solo l’esito dell’autopsia ordinata dalla procura di Roma per sapere esattamente come e’ morto Antonio, anche perché forse non sapremo mai chi l’ha ucciso”, ha detto la signora Russo. Radical party

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