La giornalista russa Anna Politkovskaya, nota per le sue posizioni critiche nei confronti del Cremlino particolarmente in relazione al conflitto in Cecenia, è stata uccisa a Mosca. Il corpo della giornalista è stato trovato nell’ascensore di casa. A un primo esame la morte sembra dovuta a colpi d’arma da fuoco. La polizia ha trovato nell’abitacolo una pistola con quattro colpi esplosi. Nata nel 1958, scriveva per il quotidiano dell’opposizione «Novaya Gaseta». Nel settembre del 2004, mentre si apprestava a recarsi a Beslan per seguire il sequestro e il massacro degli ostaggi nella scuola numero 1 del capoluogo dell’Ossezia del Nord era rimasta vittima di un misterioso avvelenamento da lei attribuito ai servizi segreti russi. «È stata assassinata all’ingresso della sua abitazione», ha confermato il redattore capo del giornale per il quale lavorava, Dmitri Muratov.
“(…) Il giornalista deve produrre reportage, servizi, interviste. E le lacrime che versa nell’una o nell’altra occasione non interessano, in fondo, nessuno. Descrivi quello che vedi, metti insieme dei fatti e analizzali. Punto e basta. Ma rispetto a ciò che pubblichiamo, molte cose restano fuori. Ivi compresa la quotidianità delle nostre permanenze in Cecenia. Eppure sono dettagli che possono aiutare il lettore a capire lo sguardo del giornalista sull’evento di cui è stato testimone e che ha cercato di descrivere con esattezza. Spesso e volentieri è lo sguardo di una persona che manca di sonno, che è affamata, sporca e spaventata da morire, come qualsiasi altro abitante della Cecenia.Mese dopo mese e anno dopo anno, da quasi dieci anni su questo territorio disgraziato centinaia di migliaia di persone vivono in condizioni disumane. Ma, come tutti noi, questa gente vive, ama, spera… Loro siamo noi. Nessuno è al riparo quando i nostri uomini politici agitano le loro spade, nessuno può escludere di trovarsi un giorno, a sua volta, vittima delle loro ambizioni, come i civili ceceni.
Ancora una cosa: migliaia di persone hanno imparato in Cecenia a regolare ogni diverbio e ogni contraddizione per mezzo della violenza. Chi colpisce ottiene un’obbedienza “esteriore” da parte di chi viene colpito. Ma fabbrica anche sentimenti di odio e di collera che rimangono silenziosamente a covare dentro ciascuno. Lo so per esperienza, questo condensato di energia nera che ci riempie è difficile e lungo da dissipare. Cominci col non dare confidenza a nessuno, sospetti ed eviti tutti, poi scegli tra la folla un unico uomo capace di capire… Che meraviglia se la scelta è giusta: se è ancora possibile, il disgelo sarà più rapido. Certe volte ho paura che in me il disgelo non avvenga più(…)”. Estratto da A. Politkovskaia, “Cecenia. Il disonore russo”, trad. it. A. Nobécourt e A. Bracci, Fandango, Roma, 2003.

